Settore ittico in Marocco

  • 18 luglio 2014

Dotato di una costa di 3.500 km e di un’elevata biodiversità nel proprio ambiente marino, il Marocco dispone di un alto potenziale di pesca, che svolge un importante ruolo nello sviluppo economico e sociale del paese. Analogamente, l‘industria di lavorazione e valorizzazione dei prodotti ittici occupa un posto privilegiato nell’economia marocchina, fornendo il 50% delle esportazioni agroalimentari e il 12 % delle esportazioni totali del Marocco. Gli impianti di lavorazione in Marocco trattano oltre il 70% del pesce sbarcato dalla flotta peschereccia, e i prodotti sono distribuiti in più di 100 destinazioni in tutto il mondo.

Con il piano di sostegno al settore della pesca, denominato Halieutis, la nuova strategia del paese mira a quattro principali obiettivi per il 2020, vale a dire:

  • Aumentare il fatturato del settore a 22 miliardi di dirham (2 miliardi di euro).
  • Aumento delle esportazioni a 17 miliardi di dirham (1,5 miliardi di euro).
  • Portare il consumo locale a 16 Kg per abitante / anno (dai dieci attuali)
  • Aumentare l’occupazione diretta su terra di 115.000 addetti.

Le opportunità di business per le aziende italiane, produttrici di impianti ed attrezzature per il settore, sono presenti nelle seguenti aree:

  •  Produzione di pesce inscatolato, soprattutto conserve di sardine
  •  Congelamento del pesce
  •  Trattamento e condizionamento del pesce fresco, destinato all’esportazione.
  • Trattamento delle alghe e la produzione d’Agar-agar.

 

Le caratteristiche idro – climatiche del versante atlantico del Marocco rendono la regione una delle più produttive al mondo dal punto di vista ittico.

L‘importante potenziale biologico nella zona economica esclusiva (ZEE) del Marocco e l’aumento della domanda mondiale per i prodotti del mare offrono valide opportunità di investimento per gli operatori marocchini e stranieri. Tali due elementi hanno cambiato le prassi e le strutture del settore a tutti i livelli: dalla gestione delle risorse alla commercializzazione, passando attraverso le nuove tecnologie di sfruttamento, le organizzazioni istituzionali e l’aggiornamento professionale.

Negli ultimi quaranta anni, quest’attività si è evoluta da pesca artigianale e semi-artigianale che puntava principalmente a specie pelagiche ad un’attività più industrializzata, che si concentra su specie a maggiore valore aggiunto, destinate all’esportazione.

In considerazione della sua vocazione di grande esportatore di pesce e per rispondere alle esigenze del mercato, il Marocco si è dotato di un’infrastruttura moderna e ha attuato una politica di sviluppo del settore, in cui le parole chiave sono “qualità – competitività”.

Con 412 stabilimenti di lavorazione a terra, 319 navi da pesca industriale e circa 62.600

posti di lavoro diretti, l’industria ittica marocchina genera un fatturato medio di 1,4 miliardi di euro. Secondo la Federazione Nazionale delle Industrie di Lavorazione e Valorizzazione dei Prodotti della Pesca (FENIP), il settore occupa un posto privilegiato nell’economia marocchina, producendo il 50% delle esportazioni agroalimentari e il 12 % delle esportazioni totali del Marocco.

 

Per quanto riguarda il consumo di prodotti della pesca, all’interno dello stesso Marocco, è attualmente intorno ai 10-12 kg per abitante all’anno, livello basso rispetto alla media consigliata dalla FAO. In tale prospettiva, il Ministero dell’agricoltura e della pesca ha lanciato una campagna di promozione in favore del consumo di prodotti del mare. Quest’operazione, condotta dall’Ufficio nazionale della pesca (ONP), è stata progettata per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sui benefici dei prodotti del mare sulla salute umana. L’obiettivo è quello di creare un incremento nel consumo regolare di prodotti ittici. L’operazione si inserisce in coerenza con la nuova politica istituzionale di marketing per la promozione a livello nazionale e internazionale di tutti i prodotti di mare marocchino, annunciata nel 2013 dal dipartimento della pesca di mare.

A livello nazionale, un notevole sforzo è stato condotto per migliorare la qualità del prodotto ittico. Tuttavia, il consumo interno di pesce per il Marocco fa fatica a decollare a causa dei prezzi relativamente alti di diverse varietà di pesce. La lunghezza della filiera (intermediari commerciali tra il pescatore ed il consumatore) incide pesantemente sul prezzo finale. La stragrande maggioranza di prodotti di mare (circa il 70 %) è destinata all’esportazione.

 

Il potenziale per l’esportazione di prodotti di mare marocchino è notevole alla luce della crescita del consumo mondiale di pesce e suoi derivati, nonostante una progressiva scarsità delle risorse a livello globale.

 

Le industrie di trasformazione in Marocco trattano oltre il 70% del pesce sbarcato dalla flotta locale e i relativi prodotti sono esportati in oltre 100 destinazioni in tutto il mondo. Il Marocco è oggi una piattaforma chiave per l’esportazione dei prodotti ittici verso i mercati più esigenti.

La filiera Marocchina della conserva (inscatolamento) del pesce è il risultato di una lunga evoluzione e di accumulo di know-how. Essa comprende attualmente più di 30 unità di trattamento attivo, che offre una capacità di lavorazione annuale di 300.000 tonnellate di materia prima e che impiegano 21.000 tra dipendenti permanenti e stagionali.

La filiera della semi – conserva, invece, si concentra sulla salatura e trattamento di acciughe e di prodotti marinati a base di pesce. Questo settore è costituito da circa 20 unità di produzione. Esso offre 6.000 posti di lavoro diretti, tra cui 1.000 permanenti e 5.000 lavoratori stagionali.

La filiera della surgelazione occupa un posto importante nell’industria ittica. La maggior parte delle unità di surgelazione sono concentrate nella parte meridionale del paese a causa dello sviluppo della pesca di cefalopodi e pelagici. Occupa circa 6.000 addetti.

La filiera del fresco comprende circa 50 unità di condizionamento, che impiegano circa 2.000 addetti permanenti e 1.000 collaboratori stagionali. L’industria trasforma annualmente circa 42.000 tonnellate di pesce bianco, destinato principalmente ai mercati europei, tra cui la Spagna occupa una quota di quasi il 73%.

Per quanto concerne l’industria della farina e olio di pesce, tale settore è attivo in Marocco dagli anni ’40 ed ha registrato un notevole sviluppo negli ultimi venti anni. L’attività è svolta da circa 30 unità produttive localizzate principalmente nei porti sardinieri di Agadir, Safi, Tan Tan, Essaouira

e Laayoune. L’industria di farina e olio di pesce occupa quasi 1.000 posti di lavoro e si approvvigiona presso i pescatori di sardine, circa 8.000 marinai.

Industria di trasformazione delle alghe (l’industria dell’estrazione di agar) ha oltre 50 anni di attività in Marocco. Durante questo mezzo secolo di esistenza, la filiera ha cercato di sviluppare una massima valorizzazione di questa materia prima naturale rinnovabile del litorale che sono le alghe. Questa filiera in Marocco è riuscita a salire al secondo posto mondiale delle esportazioni di agar.

Vale la pena notare che, sul mercato marocchino, il pescato non è sufficientemente valutato nella misura in cui più della metà della pesca è destinata alle industrie di sottoprodotto (olio e farina di pesce), mentre la trasformazione per consumo umano si basa solo su tre tipi di prodotti, vale a dire: in scatola, surgelati e freschi. Analogamente, una parte significativa del pescato è destinata all’esportazione senza alcuna elaborazione (90% delle catture di pesci pelagici e bianchi). Inoltre, la pesca in Marocco è dominata da pesci pelagici (sardine e sgombri) che totalizza 800.000 T, su un totale di 1.116.650 T, pari al 70% in quantità e meno del 27% in valore. Se le statistiche mostrano un incremento complessivo del pescato, cio’ è soprattutto dovuto ad una gestione migliore dei dati ed il progressivo emergere della pesca “informale” (attività economica non dichiarata alle autorità tributarie). Le industrie delle farine di pesce trasformano più di 206.512 tonnellate all’anno, corrispondente al 26% del pescato, che risulta svalutato da proteina nobile ad una meno nobile.

È inoltre interessante analizzare come il contributo dell’acquacoltura alla produzione totale del settore della pesca resti ancora modesto, con solo 330 di tonnellate nel 2013. Questa produzione viene praticata principalmente nella baia di Dakhla, che contribuisce con un volume di 280 tonnellate di ostriche, pari all’84% del volume totale. Le Regioni di M’diq, F’nideq e Oualidia raccolgono rispettivamente 37 tonnellate di spigole e orate, 13 tonnellate di cozze e 3 tonnellate di ostriche. Il governo marocchino intende fare dell’acquacoltura un ramo essenziale del settore della pesca. Questa attività contribuisce infatti alla ricostruzione e la rigenerazione delle stocks che sono soggetti a sovrasfruttamento e contribuisce a garantire la sicurezza alimentare. Il piano per il settore prevede una produzione annua di 200.000 tonnellate entro il 2020.

Per questo motivo, il Marocco ha firmato, in data 14 aprile 2014, dieci convenzioni concernenti lo sviluppo di progetti di acquacoltura nell’Oceano Atlantico (baia di Dakhla) e nel Mediterraneo, per un investimento totale di 1,3 miliardi di dirham (116 milioni di euro).

 

Negli ultimi anni, l’industria della pesca e della trasformazione dei prodotti ittici ha iniziato un’ambiziosa strategia settoriale chiamata HALIEUTIS. Con budget importanti, tale piano mira a modernizzare il settore, migliorare la competitività delle sue varie componenti e promuovere il consumo di pesce.

Il piano Halieutis ha per obiettivo quello di incrementare la produzione della pesca marocchina e di triplicarne la produzione entro il 2020. Questa strategia si propone anche di modernizzare i diversi segmenti del settore e impostare un sistema di governance settoriale, che permetta un trasferimento graduale del potere alle regioni ed al settore privato, favorendo un dialogo efficace tra il governo e i professionisti del settore pesca.

La nuova strategia basa su tre aree principali:

  • Sfruttamento sostenibile delle risorse e la promozione di una pesca responsabile;
  • Lo sviluppo di attività di pesca efficienti per migliorare la filiera della lavorazione del prodotto;
  • Il rafforzamento della competitività per conquistare nuovi mercati

La strategia potrà essere perseguita attraverso:

  • Tracciabilità
  • Ridurre l’economia informale per una migliore tracciabilità. Per fare questo, si prevede di implementare gli spazi nei porti dedicati alla pesca e per garantire un maggiore controllo della qualità dei prodotti del mare e il meccanismo del prezzo.
  • Accesso alla materia prima
  • Sostenere l’accesso alle materie prime e per facilitare la loro introduzione sul mercato. Per raggiungere questo obiettivo, si è previsto di creare poli di competitività, in Marocco, al fine di promuovere il miglioramento dei prodotti ed ampliarne la gamma.
  • Migliorare le condizioni di lavoro. L’obiettivo è quello di stabilizzare i piani di ammortamento delle navi (10% minimo) ed equipaggiarle al 100% con celle frigorifere. La nuova strategia mira a migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei pescatori. Si tratta di organizzare la rappresentanza professionale e un dialogo trasparente tra il governo e il settore, attraverso il graduale trasferimento del potere alle regioni e il settore privato.
  • Consolidare e condividere conoscenze scientifiche. Questa misura è finalizzata a sviluppare un inventario delle risorse ittiche e una classificazione delle diverse specie disponibili per il Marocco. Inoltre, queste informazioni aiuteranno a sviluppare un sistema informativo integrato della pesca.
  • Etichettatura strategia. La strategia nazionale per il settore della pesca ha istituito un’etichetta per meglio differenziare l’offerta marocchina. Infatti, l’etichettatura che viene ad essere attuata mira la differenziazione dei prodotti del settore, proponendo specifici punti di forza per dare fiducia al consumatore al momento dell’acquisto. La misura è disponibile a livello nazionale ed internazionale su gruppi principali di prodotto:
    • piccoli pesci pelagici,
    • grossi pesci pelagici,
    • cefalopodi,
    • pesci bianchi
    • crostacei

Il marchio scelto per il mercato interno è “Hout bladi, min khir bladi”, che significa “il pesce del mio paese, la ricchezza del mio paese”, mentre lo slogan che ha mantenuto a livello internazionale “Pesce marocchino, qualità approvata”

In parallelo, una vasta campagna di marketing istituzionale intorno ai concetti di salute, la diversità, la sostenibilità, genuinità e tradizione del pesce marocchino viene diffusa attraverso i canali di comunicazione. Il costo complessivo delle azioni di sensibilizzazione che verranno intraprese è stimato in 30 milioni di dirham in oltre due anni (2,6 milioni di euro).

Gli incentivi fiscali concessi alla pesca marittima includono la deduzione del costo del gasolio sul giro d’affari generato dalla vendita del pesce. Inoltre, la pesca beneficia dell’esenzione dell’importazione, IVA e l’IVA al “interno”, su determinati prodotti o operazioni. L’esenzione dall’IVA, tuttavia, non è automatica. Infine, la legge finanziaria 2009 istituisce un fondo fiduciario denominato fondo di sviluppo della pesca marittima che verrà utilizzato, tra l’altro, per il sostegno della ricerca scientifica; l’ammodernamento della flotta; il rafforzamento della lotta contro la pesca illegale non dichiarata e non regolamentata; supporto per programmi di gestione della pesca sostenibile e la promozione dello sviluppo di qualità.

 

Riassumendo

Punti di forza

Con un litorale di 3.500 km e un’alta diversità di risorse marine, il Marocco ha un elevato potenziale ittico. La pesca ha un ruolo importante nella vita economica e sociale, è un vero motore dello sviluppo economico e sociale del paese. Analogamente, l’industria di lavorazione e valorizzazione dei prodotti della pesca occupa un posto privilegiato nell’economia marocchina, fornendo il 50% delle esportazioni agroalimentari e il 12 % delle esportazioni globali del Marocco. Gli impianti di trasformazione marocchini trattano oltre il 70% del pesce sbarcato dalla flotta peschereccia, e i prodotti sono distribuiti su più di 100 destinazioni in tutto il mondo. Il Marocco oggi ha una moderna piattaforma regionale per l’esportazione di prodotti ittici ai mercati più esigenti.

Debolezze

Il Settore della pesca del Marocco è molto poco industrializzato. Infatti, la trasformazione e valorizzazione delle risorse ittiche rimangono poco sviluppati a causa della carenza di investimenti industriali, ma anche e soprattutto a causa di una grave mancanza di competenze tecniche per sviluppare il settore.

Opportunità

Con il piano di Halieutis, la nuova strategia del paese per quanto riguarda il settore si propone quattro obiettivi principali per il 2020 :

  • Aumentare il fatturato complessivo del settore a quasi 2 miliardi di euro.
  • Aumento delle esportazioni a 1,5 miliardi di euro.
  • Portare consumo locale di 16 Kg per abitante.
  • Aumentare l’occupazione diretta a terra per 115.000 posti di lavoro.

Le opportunità di business per le aziende italiane sono presentate nelle seguenti aree:

  • Strumenti e attrezzature industriali per la produzione di conservati gli alimenti, soprattutto conserve di sardine
  • Strumenti e attrezzature industriali per il congelamento il pesce.
  • Strumenti e attrezzature industriali per il confezionamento di pesce fresco, destinato all’esportazione.

Minacce

Il consumo locale di prodotti ittici è ancora modesto, a causa dei costi al dettaglio, determinati dalla filiera troppo lunga di intermediari.

 

 

 

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