Algeria: le sfide che il nuovo esecutivo dovrà affrontare

  • 29 settembre 2012

Il 25 settembre scorso è stato presentato in Parlamento il programma del nuovo governo algerino.

Indubbiamente la preparazione dell’esecutivo è stata lenta, se si tiene conto che le elezioni per eleggere il nuovo Parlamento si sono tenute il 10 maggio scorso. Tuttavia questo dispendio di tempo delude poiché non sembrano esserci particolarmente innovazioni.

Infatti, i ministeri di spesa e di politica estera, considerati i più importanti, non hanno subito alcuna modificazione, rimanendo assegnati agli stessi ministri della passata legislazione. Delude, inoltre, la scelta di assegnare solo tre ministeri su trentasei, e per giunta di scarsa importanza, a donne.

Ed infine appare discutibile la scelta di non affidarsi ad un governo di tecnici, cosa che la situazione economica del Paese avrebbe richiesto.

Nei primi sei mesi dell’anno, infatti, le importazioni algerine hanno registrato una contrazione pari al 5,2% ed anche l’inflazione ad agosto è salita, facendo prevedere un’inflazione annuale del 7,7%.

Le importazioni algerine stanno facendo registrare un fortissimo calo (del 7,4% nei primi otto mesi dell’anno).

L’Algeria soffre ancora dei retaggi delle scelte operate dopo l’indipendenza dalla Francia. Lo Stato è ancora presente in molti settori dell’economia e sono necessari una serie di interventi complessi per sviluppare al meglio l’intero Paese.

Sul versante degli ammodernamenti, nel settore dei trasporti procede il programma di grandi opere infrastrutturali sull’intero territorio. L’Algeria sta cercando di recuperare il tempo perso negli ultimi decenni, investendo (tra il 2012 e il 2015) 1 miliardo e 245 milioni di euro, per potenziare della rete viaria e ferroviaria ed aumentare gli standard di sicurezza del trasporto. L’impegno dello Stato algerino si ritrova anche nella creazione di una società ad hoc che si occupi di velocizzare il miglioramento della rete di collegamenti tramviari nel Paese.

L’Algeria sta investendo anche nel settore energetico, progettando di creare quattro raffinerie entro il 2017 ed avviando collaborazioni con multinazionali interessate al settore degli idrocarburi.

Tuttavia, i lavori infrastrutturali, lo sviluppo della nascente industria turistica, la creazione indiscriminata di discariche stanno mettendo a rischio l’ecosistema algerino, creando notevole tensione ed allarme tra gli ambientalisti.

Il governo algerino dovrà tenere conto non solo dei problemi economici, ma anche di altri indicatori che palesano l’arretratezza del Paese. È stato reso noto che il 22% della popolazione è ancora analfabeta e il 23% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, spesso in enormi baraccopoli fatiscenti.

Alcuni interventi sono stati già avviati, come l’assegnazione di alloggi per 1500 famiglie sorteggiate tra gli abitanti delle bidonville, o la predisposizione di nove università, ma la strada per risolvere tutti problemi che affliggono l’Algeria è ancora molto lunga.

L’economia turca: tra crisi internazionale e privatizzazioni

  • 11 settembre 2012

L’economia turca sta risentendo della situazione di crisi globale. Infatti, ad agosto si è registrato un deciso declino (-13%) delle esportazioni turche verso l’Europa, come denuncia l’Associazione degli Esportatori Turchi (Tim).

In agosto l’industria chimica locale ha esportato beni per 1,4 miliardi di dollari, seguita dall’industria dell’abbigliamento con 1,3 miliardi e da quella dell’acciaio con 1,2 miliardi. La sorpresa è rappresentata dal settore automobilistico che in agosto non è rientrato fra i tre maggiori esportatori. Alcuni settori hanno comunque registrato un incremento. L’aumento più ampio è stato realizzato dall’industria della difesa e dall’industria aeronautica che insieme hanno realizzato un’espansione del 61%, mentre il settore della gioielleria ha registrato un aumento del 51% e quello della frutta e verdura del 24%. Le esportazioni turche in agosto sono calate complessivamente ad un valore di 10,5 miliardi, registrando una perdita anno su anno del 4,6%. Il valore totale dell’export turco nei primi otto mesi dell’anno ha raggiunto i 97,7 miliardi di dollari.

Lo scorso luglio, invece, il disavanzo commerciale della Turchia è diminuito del 20%, consolidando una tendenza in atto ormai da tempo, frutto di numerosi interventi di politica economica del governo di Ankara.

L’inflazione ha registrato un rallentamento all’8.8% in agosto, secondo i dati diffusi dal Tuik, l’Istituto nazionale di statistica, ma permangono timori di improvvisi rialzi. Infatti, la guerra civile siriana sconvolge anche il traffico di merci su gomma dal Mediterraneo verso i Paesi del Medioriente. Negli ultimi mesi, infatti, il trasporto dei prodotti ortofrutticoli che dalla provincia turca di Hatay transita per il territorio siriano per raggiungere i mercati mediorientali subito un calo dell’87%. A lievitare invece sono i costi di trasporto provocati dall’adozione di percorsi alternativi, mentre in gioco ci sono centinaia di posti di lavoro.

La Turchia fronteggia vari problemi con le privatizzazioni delle reti del gas naturale e dell’elettricità proprio per le difficoltà di finanziamento incontrate dai potenziali candidati.

Attualmente cinque consorzi, che includono le maggiori holding turche, sono in gara per la privatizzazione dei servizi di gestione dei ponti del Bosforo, delle autostrade e delle strutture di servizio, delle strutture di gestione e dei pedaggi ad esso connessi. Tale gara si inserisce in uno scenario di privatizzazioni che ha portato ad appaltare anche altre infrastrutture, come un terzo ponte sul Bosforo, una linea metropolitana sotto il Bosforo, in aggiunta ad un tunnel per auto.

Il governo turco sta anche studiando una riforma del sistema fiscale che prevede l’ampliamento della base imponibile e l’incremento del numero dei contribuenti.

Missione della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale in Tunisia per l’internazionalizzazione delle imprese italiane

  • 6 settembre 2012

Dal 5 al 7 settembre 2012 la Camera di Commercio ItalAfrica Centrale si recherà in Tunisia con una delegazione guidata dal presidente Alfredo Cestari.

Sono previsti una serie di incontri e sottoscrizioni di protocolli d’intesa con Governo ed istituzioni locali, al fine di creare le condizioni ottimali per favorire l’internazionalizzazione delle imprese italiane in Tunisia. In particolare è prevista la firma di accordi bilaterali con la Camera di Commercio di Tunisi e con quella di Gabes.

Il presidente Cestari ha dichiarato che “il compito della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale è anche quello di realizzare l’ambizione della Tunisia di diventare la piattaforma mediterranea di distribuzione logistica delle merci occidentali in Africa subsahariana, macroarea su cui ItalAfrica ha competenza istituzionale in diciannove Stati”.

Primavera Araba: effetti sul turismo dei Paesi del Sud del Mediterraneo

  • 30 agosto 2012

I paesi della primavera araba nel Mediterraneo meridionale ed orientale sono alle prese con serie sfide macroeconomiche, in un clima di crescente incertezza. Lo afferma un rapporto della Banca europea di ricostruzione e sviluppo (Bers), che ha recentemente esteso la sua attività in Egitto, Marocco, Tunisia e Giordania. Secondo lo studio “le economie di questi quattro paesi hanno ricevuto un colpo dal declino del turismo, degli investimenti stranieri diretti e del commercio, mentre gli investitori hanno adottato un approccio attendista, almeno a breve termine”.

Il turismo rappresenta una fetta consistente delle entrate egiziane (il 27%). La zona del Sinai del Sud e del mar Rosso rappresenta il 70% dei ricavi dal turismo e Sharm el Sheikh da sola ne copre il 40%.

Secondo il Ministero degli Esteri Italiano la situazione in Egitto, in seguito all’attacco contro un posto di frontiera nel Sinai, mostra elementi di pericolosità. La Farnesina sottolinea come anche nelle mete più mondane (quali Sharm El Sheikh, Marsa Alam e Hurgada) si registrino nuove tensioni e turbolenze con la presenza di tribù beduine, diventate particolarmente aggressive e responsabili di frequenti atti d’intimidazione e violenza.

L’economia della Giordania ha registrato una crescita inattesa del 3% nel primo trimestre del 2012 ma il disavanzo pubblico è aumentato significativamente, a causa dell’instabilità politica regionale e dei picchi dei costi dell’energia.

In Marocco Bers prevede una crescita più debole nel 2012, dati gli stretti legami con l’Eurozona. Il Pil reale è salito solo del 2,8% nel primo trimestre dell’anno, allargando il deficit già esistente.

La Tunisia sta mostrando segni di ripresa nei primi tre mesi del 2012, con il Pil reale cresciuto del 4,8% su base annua, con una crescita del 33% nel settore del turismo e del 29% degli investimenti esteri diretti. Allo stesso tempo però è in salita la pressione fiscale in Tunisia, a causa dell’aumento della spesa sociale.

A beneficiare di questa situazione è la Turchia, che è sulla buona strada per diventare il nuovo El Dorado del turismo islamico. Ad attrarre un numero crescente di turisti contribuiscono la posizione geografica (a cerniera tra l’Europa e l’Asia), la ricchezza del patrimonio archeologico, il clima moderato, la facilità con cui vengono concessi permessi d’ingresso e, non ultimo, il boom economico che sta trasformando il Paese in una potenza emergente. Del resto, proprio il turismo appare come una delle forze economiche trainanti della Turchia, che nel 2011 è stata visitata da oltre 31 milioni di persone e che, sempre grazie all’industria del turismo, nella prima parte del 2012 ha realizzato proventi pari a quasi 5 miliardi di euro (+3.8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso).

Spagna: misure di austerity e tagli alla spesa per 65 miliardi di euro

  • 16 luglio 2012

Il Governo spagnolo ha varato venerdì 13 luglio un duro pacchetto di misure allo scopo di ridurre il deficit pubblico di 65 miliardi di euro in due anni ed adempiere alle raccomandazione di Bruxelles.

Re Juan Carlos, che ha aperto il Consiglio dei ministri in seduta non esecutiva, ha affermato che, la una congiuntura economica particolarmente complicata, sia a livello spagnolo che europeo, esige molta fermezza e determinazione. Per questo occorre lavorare con maggiore rigore, con visione di futuro e lo sguardo rivolto in ogni momento all’interesse generale e al bene comune degli spagnoli.

I provvedimenti previsti dall’esecutivo sono molteplici, ma quelli che hanno maggiormente colpito l’opinione pubblica riguardano la soppressione delle tredicesime, la riduzione dei permessi invernali e sindacali per i dipendenti pubblici, l’aumento di tre punti dell’IVA (che dal primo settembre prossimo giungerà in tal modo al 21%) e la soppressione degli sgravi sulla prima casa dal 2013.

Il Ministro delle finanza Cristobal Montoro ha insistito sul fatto che la tredicesima soppressa ai dipendenti pubblici sarà recuperata a partire dal 2015 attraverso il piano di pensioni.

Montoro ha confermato, inoltre, il taglio di 600 milioni di euro delle spese dei ministeri, una futura nuova riforma delle pensioni, la riduzione dei sussidi di disoccupazione (a partire dal settimo mese, per i nuovi senza lavoro) e la riduzione del 30% dei numero di consiglieri degli enti pubblici. Saranno introdotti, in aggiunta, criteri di valutazione della qualità dei servizi pubblici da parte dell’amministrazione centrale: i municipi con meno di 20.000 abitanti che non risponderanno a tali requisiti, saranno obbligati a cedere le competenze e province commissariali e i segretari municipali saranno assorbiti negli organici statali.

Altre novità annunciate dal governo spagnolo riguardano l’argomento delle liberalizzazioni, previste nel settore delle tariffe elettriche, dei trasporti (aerei e ferroviari) e dell’edilizia (introducendo un regime speciale per 11 zone costiere problematiche, che saranno in tal modo escluse dal dominio pubblico marittimo terrestre). Inoltre saranno liberalizzati gli orari commerciali e sarà eliminato il limite imposto alla durata del periodo dei saldi.

La reazione, attesa, dei principali sindacati dei dipendenti e funzionari pubblici spagnoli non si è fatta attendere; uno sciopero della funzione pubblica è stato convocato per settembre, contro le misure di austerità e i tagli alla spesa approvati dal Governo.

 

Silvia Longo