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La Banca Centrale della Turchia taglia i tassi d’interesse

 

La Banca Centrale Turca ha tagliato i tassi sul riacquisto a una settimana, dello 0,5% , portandoli dal 10% al 9,5%. Invariati, invece, restano sia i tassi sui prestiti overnight (aumentati sino al 12% lo scorso gennaio) sia quelli sui depositi overnight (all’8%).

Le scelte compiute dal Governatore della Banca Centrale Turca, Basci, si inseriscono in un clima di aperto contrasto con il premier turco Recep Tayyip Erdogan. Appare evidente che il principale timore di Basci sia lo spettro delle speculazioni monetarie, come accaduto alle valute di alcuni Paesi emergenti, in seguito alla politica di tapering messa in atto dalla Federal Reserve.

L’idea del Premier Erdogan, invece, sarebbe quella di ridurre notevolmente il tasso d’interesse (sino al 4,5%). Tale mossa avrebbe come conseguenza l’impennata dell’inflazione (già al 9,4% ad aprile 2014) e l’ulteriore svalutazione  della lira turca e dunque dei profitti degli investitori stranieri.

Un’ulteriore motivazione che rende la Banca Centrale Turca così cauta nei tagli ai tassi risiede nell’impegno a tenere l’inflazione al disotto del 5%. Tale traguardo è ben lontano dall’essere raggiunto e Basci teme che ne possa andare di mezzo la reputazione della stessa Banca Centrale.

Le conseguenze delle politiche monetarie si possono già verificare in alcuni aspetti dell’economia turca. La domanda di oro, infatti, è scesa del 42% nel primo trimestre 2014 principalmente a causa dell’indebolimento valutario e delle misure introdotte dalla Banking Regulation and Supervision Agency (Bbdk) che limitano i consumi e l’instabilità dei prezzi. Tali dati si apprendono da un rapporto del World Gold Council, che ha evidenziato il nesso tra l’indebolimento della lira turca, l’aumento dei prezzi locali e la conseguente preferenza degli investitori nei confronti di investimenti denominati in euro e dollari. Lo studio rileva però che gli investitori rimangono interessati al mercato e si mostrano pronti a rientrarvi al momento opportuno. Il divieto di pagamenti rateali per l’acquisto di oro con carta di credito, entrato in vigore il primo febbraio scorso per decisione della Bbdk, ha ulteriormente inciso sulla domanda del mercato.